Il commento all’articolo

L’impatto dell’Obesità sul Pianeta: lo Spreco Alimentare Metabolico

L’eco-nutrizione è una nuova disciplina che studia l’impatto degli alimenti e delle diete sula Salute del Pianeta. In quest’ambito si parla molto di modelli alimentari sostenibili, i quali oltre ad essere adeguati dal punto di vista nutrizionale e a contribuire alla scelta di stili alimentari salutistici, devono avere un basso impatto sull’ambiente, devono essere rispettosi della biodiversità e degli ecosistemi, accessibili, culturalmente accettabili ed economicamente convenienti.

Uno degli aspetti più rilevanti e potenzialmente più preoccupanti nell’ottica della conservazione della salute ambientale, è rappresentato dal danno causato  dalla quantità di cibo prodotto e che non raggiunge la tavola del consumatore, cioè lo spreco alimentare (food waste) oppure dal cibo che si perde durante la coltivazione agricola, il raccolto e le trasformazioni industriali (food loss) creando una vera  e propria filiera di spreco dal momento della raccolta fino al consumo. La FAO ha stimato come il volume globale di cibo sprecato è di circa 1.3 Gtonnellate, un numero impressionante soprattutto se confrontato con la produzione agricola totale, che è di circa 6 Gtonnellate. Per produrre tale cibo sono utilizzate risorse economiche ma soprattutto ambientali (i.e. acqua, terra etc.) che hanno un costo e che si traducono in un danno ambientale di proporzioni elevatissime anche e soprattutto per le alte emissioni di anidride carbonica.

La Salute del Pianeta non può non essere legata con quella dell’uomo, in quest’ottica negli ultimi decenni nei Paesi occidentali si è osservato un incremento dell’incidenza delle patologie legate a stili alimentari sbilanciati e “insostenibili” quali le malattie cardiovascolari, il cancro, il diabete e stati pre-patologici come l’obesità. Tali condizioni, spesso indotte da un’alimentazione ricca di cibi “stressogeni” ad alto contenuto energetico, rappresentano un danno non solo per la salute dell’individuo, ma anche un costo enorme per il pianeta, poiché tutte le risorse naturali impiegate per produrre quel cibo, sono state miseramente sprecate. In quest’ottica abbiamo recentemente pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutritional Immunology, i risultati di una ricerca che ha avuto come obiettivo principale lo sviluppo di un nuovo indice, lo Spreco Alimentare Metabolico, che valuta i chili di cibo ”sprecato” o comunque in eccesso che consuma una persona con problemi di sovrappeso o obesità e il suo impatto ambientale in termini di emissioni di anidiride carbonica, consumo di acqua e di terreno.

Abbiamo valutato il consumo di cibi “obesigeni” (zuccheri, grassi di origine animale, alcolici, etc.) in sessanta soggetti sani sovrappeso o obesi e abbiamo espresso la quantità di cibo responsabile del loro sovrappeso come spreco alimentare metabolico e che è risultata essere pari a 5710 chili di peso per l’intero campione (63.1 kg/procapite e 127.2 kg/procapite rispettivamente per i soggetti sovrappeso e i soggetti obesi). Abbiamo anche stimato, utilizzando i dati dei Food Balance Sheets della FAO, lo spreco alimentare metabolico per la popolazione italiana in sovrappeso e obesa che è risultato essere di oltre 2 miliardi di chili di cibo (2.081 milioni), un consumo di acqua pari al 13% del volume del Lago di Garda, una quantità di emissioni di CO2 pari all’11,8% delle emissioni prodotte dalla produzione agricola in Italia e un consumo di terreno pari al 73% della superficie di Asia ed Africa.

C’è da rilevare come lo spreco alimentare metabolico valuta la situazione al momento, una sorta di fotografia della persona in un preciso momento della sua vita, anche se è chiaro che tutti i chili in eccesso si sono accumulati nel tempo. La ricerca per la prima volta quantifica l’”insostenibilità nutrizionale” dell’obesità, che ha anche un costo in termini di spreco di risorse naturali e come emissioni di anidride carbonica, dando un’idea di quale sia l’impatto dell’eccesso di peso sulla salute del Pianeta.

La sfida dei prossimi anni per la comunità scientifica, sarà concentrata sulla capacità di ridurre in maniera considerevole lo spreco sia alimentare sia metabolico e il danno ambientale che ne deriva, e nell’orientare la popolazione verso scelte di conservazione ambientale attraverso un saggio, responsabile, funzionale e “sostenibile” utilizzo del cibo promuovendo la Salute dell’Uomo indissolubilmente legata a quella del Pianeta.

Prof. Mauro Serafini
Ordinario Nutrizione Umana Università di Teramo
Membro Direttivo SISA.